I No-tà-tà-Tav

La Tav Torino-Lione s’ha da fare, sono tutti d’accordo tranne chi vive vicino ai cantieri, vicino alla ferrovia, chi è affetto dalla sindrome Nimby (“not in my back yard”, non nel mio giardino) e si oppone (con le bombe carta) a un’infrastruttura discussa da lungo tempo ma utile a collegare l’Italia al resto d’Europa. Il tunnel nella Val di Susa non può essere sospeso e gli attacchi contro di esso, anche in forme violente e ricattatorie con le minacce agli operai del cantiere, non possono fermarlo. La Torino-Lione, cioè i binari ad alta velocità sono il tratto fondamentale del corridoio ferroviario europeo da Lisbona a Kiev, una delle maggiori iniziative infrastrutturali cofinanziate dall’Unione europea.
5 AGO 20
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La Tav Torino-Lione s’ha da fare, sono tutti d’accordo tranne chi vive vicino ai cantieri, vicino alla ferrovia, chi è affetto dalla sindrome Nimby (“not in my back yard”, non nel mio giardino) e si oppone (con le bombe carta) a un’infrastruttura discussa da lungo tempo ma utile a collegare l’Italia al resto d’Europa. Il tunnel nella Val di Susa non può essere sospeso e gli attacchi contro di esso, anche in forme violente e ricattatorie con le minacce agli operai del cantiere, non possono fermarlo. La Torino-Lione, cioè i binari ad alta velocità sono il tratto fondamentale del corridoio ferroviario europeo da Lisbona a Kiev, una delle maggiori iniziative infrastrutturali cofinanziate dall’Unione europea. Non fa parte del documento programmatico delle forze politiche che sostengono il governo Letta, ma solo perché non ce n’era bisogno: sono tutti d’accordo. Pdl e Pd sono divisi su quasi tutto, compreso il ponte sullo Stretto di Messina, l’altra opera di rango europeo cofinanziata dalla comunità, ma sospesa. I partiti della grande coalizione sono saldamente concordi nel volere questa Alta velocità. E questo “accordo ferroviario” fa imbestialire i valsusini e la sinistra antisistema, à la Rodota-tà-tà, che li ha inglobati come propria componente in tutte le sue manifestazioni. La Torino-Lione fa anche parte del rilancio di Trenitalia come compagnia ferroviaria di livello internazionale, alla pari delle consorelle francesi e tedesche.
La Tav è anche l’unica grande opera che abbia aperto da poco i cantieri, sicché il suo blocco darebbe un duro colpo al settore dell’edilizia, sebbene il progetto sia complesso a livello ingegneristico (stante comunque la riduzione dei costi rispetto all’ultima versione dei piani). Il progetto è anche sinonimo di rilancio economico e costituirebbe un tipico strumento di politica anticongiunturale, approvato sia dai keynesiani (al di là dell’utilità intrinseca dei lavori), sia dai neoclassici (purché l’investimento sia utile e le opere siano gestite con regole di mercato). Alla base della concordia fra Pdl e Pd nel no ai No Tav, c’è anche il fatto che il progetto interessa molto alla regione Piemonte, governata dalla coalizione Pdl-Lega nord e alla città di Torino, il cui ex sindaco Sergio Chiamparino è adesso candidato alla guida del Pd. Chiamparino l’ha sostenuta (tra mille problemi tecnici) perché serve al Piemonte e serve al suo capoluogo. Serve per evitare che, dopo l’internazionalizzazione della Fiat “fuggita” da Confindustria per andare in America, Torino sia degradata a “città di provincia”, anziché diventare una metropoli europea, connettore tra Lisbona, Parigi e Kiev. E, anche se dal valico della Val di Susa passeranno meno camion, piace molto anche a Sergio Marchionne, che ha bisogno di interlocutori “sprovincializzati”.